Il 15 settembre si è tenuto a Milano un incontro in modalità mista tra il Management Aziendale del Gruppo Reno De Medici e le rappresentanze sindacali, comprensive di Slc CGIL, Fistel CISL, UILFPC, UGL Chimici e della Rsu unitaria. Nel corso del confronto, la società, nota per la costante attenzione ai temi della sostenibilità, dell’economia circolare, del contenimento dei costi e della sicurezza, ha presentato un’articolata analisi di mercato e fatto il punto della situazione. La complessa vicenda economico-finanziaria che ha interessato RDM Group ha infatti raggiunto un momento decisivo, rivelando le sfide strutturali di un settore industriale messo a dura prova dalla congiuntura macroeconomica. La crisi di liquidità dell’azienda, emersa nei primi mesi dell’anno, è derivata da una combinazione di fattori industriali avversi, tra cui la debolezza dei prezzi di vendita del cartoncino riciclato, un ridotto utilizzo degli impianti e il contestuale incremento dei costi di produzione. Questa spirale ha generato flussi di cassa insufficienti a coprire l’elevato indebitamento con la difficoltà di pagare la cedola su un maxibond da 600 milioni di euro, evento che ha provocato il declassamento del rating aziendale a livello di default selettivo da parte delle principali agenzie internazionali. Per riportare l’azienda in una situazione di competitività, il gruppo ha avviato una serrata trattativa con i creditori che, tra giugno e agosto, si è formalizzata prima in un patto di moratoria e successivamente in accordi di ristrutturazione vincolanti. L’intesa raggiunta ha previsto la conversione di circa 300 milioni di euro di debito obbligazionario in capitale azionario, determinando un profondo riassetto proprietario, il fondo americano Apollo Global Management ha perso il controllo della società, la cui maggioranza è passata direttamente nelle mani di obbligazionisti e creditori tramite un apposito veicolo societario. Questa massiccia iniezione di liquidità e l’abbattimento dell’esposizione debitoria hanno posto le basi per la messa in sicurezza delle attività produttive e il ripristino della continuità operativa. Accanto al risanamento finanziario, RDM ha dovuto intraprendere rilevanti sacrifici industriali e strategici per riorganizzare la propria struttura patrimoniale e operativa. Tra questi spicca la cessione dello stabilimento tedesco di Arnsberg al concorrente austriaco MM Board & Paper, siglata dall’amministratore delegato Michele Bianchi nell’ambito del piano di rilancio per raccogliere risorse immediate e ottimizzare il portafoglio aziendale.
Contestualmente, il gruppo ha delineato un nuovo piano industriale che poggia su stime di vendita conservative e mira a sfruttare la stabilizzazione dei prezzi, l’andamento favorevole del costo delle fibre e la prevista riduzione dei costi energetici nel quinquennio. Le priorità operative condivise con le parti sociali si concentrano sulla valorizzazione dei prodotti innovativi e sostenibili, sull’ottimizzazione del mix clienti-prodotti e sul miglioramento dell’efficienza dei processi. Tali misure si accompagnano a una riorganizzazione interna volta ad adeguare la struttura aziendale, prevedendo la semplificazione delle funzioni centrali, la revisione dei turni lavorativi in accordo con le rsu, il ricorso agli ammortizzatori sociali ove necessario e una gestione controllata del turnover. Con la chiusura formale della ricapitalizzazione e del passaggio di proprietà prevista entro la fine del quarto trimestre, RDM Group punta così a concludere la fase d’emergenza e a consolidare un percorso di stabilità e sostenibilità nel lungo periodo.



