FIBERCOP E CRALT: LE DECISIONI UNILATERALI NON SONO LA SOLUZIONE
Non abbiamo mai ritenuto credibile il cosiddetto “grande progetto” di separazione dell’ex monopolista. La storia avrà il compito di giudicare ciò che è accaduto.
La vicenda del CRALT rappresenta soltanto l’ultimo tassello di un quadro che conferma quanto avevamo denunciato fin dall’inizio: gli effetti di una scelta priva di una reale strategia industriale e costruita su logiche esclusivamente finanziarie.
L’ultima decisione assunta da FiberCop, che con un semplice colpo di penna ha scelto di uscire dal CRALT, è discutibile sia nel metodo che nel merito. Invece di affrontare le criticità e contribuire a risolverle, si è preferito aggirare il problema, creando un precedente pericoloso e cancellando decenni di storia associativa.
Sia chiaro: anche noi abbiamo più volte evidenziato le anomalie presenti all’interno del CRALT. Un Consiglio di Amministrazione in carica da quattordici anni e una composizione che, rispetto a quanto previsto dallo statuto, vede una presenza predominante di pensionati, sono questioni che richiedono una seria riflessione e un profondo rinnovamento. Ma proprio per questo serve il confronto, non la fuga. Tali criticità non possono giustificare una decisione unilaterale come quella assunta da FiberCop.
Ancora una volta siamo costretti a ribadire che avevamo visto giusto nel denunciare i limiti di un’operazione che non rappresentava un progetto di rilancio del settore, ma una mera operazione finanziaria. Un’operazione realizzata a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori, del comparto delle telecomunicazioni e, in ultima analisi, dell’interesse del Paese.
La realtà parla da sola. Basta osservare ciò che sta accadendo per comprendere che, nella sostanza, ben poco è cambiato. Le persone continuano a vivere, sia in FiberCop sia nel Gruppo TIM, le stesse difficoltà che affrontavano prima della separazione, mentre i nodi strutturali del settore restano irrisolti.
Come UILFPC riteniamo che tutto questo fosse ampiamente prevedibile. Un’operazione di tale portata avrebbe richiesto garanzie precise, un confronto strutturato con le parti sociali e un sistema di monitoraggio degli effetti industriali e occupazionali. Nulla di tutto questo è avvenuto.
2
Al loro posto sono rimasti soltanto tavoli ministeriali privi di reali strumenti di verifica e impegni che, una volta conclusa la separazione, si sono rivelati per quello che erano: semplici dichiarazioni d’intenti, rimaste senza alcun seguito concreto.
Il Governo ha scelto di chiudere rapidamente questa operazione senza costruire gli strumenti necessari per governarne le conseguenze e senza coinvolgere realmente il sindacato in un percorso condiviso di verifica di una trasformazione unica nel panorama industriale italiano. Oggi, a distanza di tempo, emergono con evidenza tutte le criticità che avevamo denunciato fin dall’inizio.
All’epoca qualcuno applaudiva quella scelta. Noi, invece, esprimevamo forte preoccupazione per il metodo e per i rischi che intravedevamo. Oggi assistiamo a un cambio di giudizio anche da parte di chi allora sosteneva quell’operazione, mentre cresce la critica verso l’inerzia con cui il Governo sta affrontando le numerose vertenze aziendali e le difficoltà dell’intero settore delle telecomunicazioni.
A FiberCop chiediamo di non compromettere il valore delle relazioni industriali e di assumersi la responsabilità di costruire un modello di confronto stabile, capace di anticipare i problemi e accompagnare le trasformazioni, valorizzando le persone e le politiche industriali.
A partire proprio dalla vicenda del CRALT, auspichiamo che questa situazione rappresenti un’occasione per richiamare tutti a un maggiore senso di responsabilità e per avviare un serio percorso di riforma e rilancio dell’associazione.
Le decisioni unilaterali non rappresentano il percorso corretto da seguire, tanto meno in una realtà come FiberCop. Sono metodi che abbiamo sempre contestato in altre aziende e che non possono certamente diventare un modello di riferimento. Al contrario, occorre rafforzare il dialogo tra le parti, perseguendo un sistema di relazioni industriali fondato sul rispetto reciproco, sulla condivisione degli obiettivi e sulla capacità di individuare soluzioni comuni nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori e dell’azienda. Solo attraverso il riconoscimento del valore delle relazioni sindacali è possibile costruire risultati concreti e duraturi.
La vicenda del CRALT deve rappresentare un momento di riflessione e di responsabilità per tutti. Per UILFPC il confronto resta l’unica strada percorribile per affrontare i cambiamenti, governare le criticità e costruire un futuro che metta davvero al centro il lavoro, le persone e lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni.
UILFPC “IL PUNTO” N.08/2026
📣 È online il VIII numero di UILFPC: "IL PUNTO" a cura della Segreteria Nazionale 8️⃣ –...



