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TCC-COMUNICATO UILFPC 30.10.26.docx

30 Ottobre 2026 | News, Telecomunicazione

In data 28 ottobre, a seguito della convocazione inviata dall’azienda alle Segreterie nazionali e territoriali
e alle RSU, avente a oggetto il “Tavolo di negoziazione nazionale – vertenza Telecontact”, si è svolto il
relativo incontro.
Coerentemente con quanto sempre dichiarato dall’inizio della vertenza, che purtroppo si trascina da circa
un anno, abbiamo partecipato all’incontro e ascoltato le proposte aziendali, confermando le nostre
convinzioni rispetto alla situazione venutasi a creare e cercando, con tanta pazienza, di non cadere nelle
eventuali provocazioni dei soliti noti che, nel tentativo di nascondere le proprie responsabilità, provano a
scaricarle su chi, come noi, è sempre stato coerente con la linea tracciata insieme alle lavoratrici e ai
lavoratori di Telecontact.
Ed è bene ricordare, perché qualcuno continua a mistificare e confondere gli eventi passati, che l’attuale
situazione è la conseguenza delle azioni unilaterali portate avanti dall’azienda.
Vorremmo che fosse chiaro a tutti che l’attuale situazione è tutt’altro che normale. Mentre invece
leggiamo di quante “poche” siano le cause in essere, con un contenzioso che ad oggi coinvolge già il 20%
dei dipendenti, considerando soltanto quelle depositate (che sembrerebbero rappresentante meno della
metà di quelle in fase di deposito).
Una situazione tragica per l’azienda, che non ha eguali in nessuna delle aziende di telecomunicazioni
italiane. Altro che tentativi di conciliazione stragiudiziale tra rappresentanti legali!
Questo rappresenta chiaramente un evidente fallimento dei tavoli negoziali e del confronto, un fallimento
relazionale che di certo la UILFPC non guarda con soddisfazione.
Ma, ancor prima, rappresenta un fallimento dell’atteggiamento aziendale perché, come sempre accade,
quando la controparte non è disposta al dialogo e al confronto, la via legale rimane purtroppo l’unica
strada per tutelare le lavoratrici e i lavoratori.
Nel corso dell’incontro, l’azienda ha rivendicato il miglioramento dei propri conti economici. Ricordiamo
però che questi risultati sono stati ottenuti anche scaricandone il peso sulle lavoratrici e sui lavoratori,
peggiorandone le condizioni economiche e l’equilibrio tra vita privatamente e lavoro.
Gli atteggiamenti aziendali, improntati a un’ostentata convinzione di stare perseguendo la strada giusta,
si sono scontrati con la compattezza dei lavoratori, che hanno difeso e continuano a difendere la propria
dignità e i propri diritti!
I comportamenti dell’azienda e le decisioni assunte nel corso di questo lungo anno di contrapposizione
hanno però esasperato gli animi e radicalizzato la frattura con i propri dipendenti, lasciando importanti
strascichi che molto difficilmente potranno essere superati con le soluzioni prospettate il 28 ottobre.
Senza entrare nel minimo dettaglio, ma facendo una riflessione complessiva, un indennizzo economico —
che garantisca una copertura parziale o totale di quanto non corrisposto fino a oggi in termini di aumenti
contrattuali, magari recuperando anche il valore dei buoni pasto non erogati a partire da aprile — e la
definizione di blande e generiche clausole di salvaguardia occupazionale, che non garantiscono invece un
ideale e progressivo traghettamento dei dipendenti TCC verso TIM, rappresentano soluzioni sicuramente
insufficienti e ancora molto lontane dalla salvaguardia occupazionale che immaginiamo.
Tutto questo assume ancora più rilevanza se si considera il necessario percorso di modernizzazione degli
strumenti, che nei prossimi anni metterà a rischio decine di migliaia di posti di lavoro nel settore CRM
BPO.
Le stesse proposte aziendali sollevano però una domanda: se si annullano gli effetti penalizzanti, sia di
tipo economico sia di tipo occupazionale, legati all’applicazione della parte speciale del CCNL, per quale
motivo l’azienda insiste nel voler tenere in piedi la questione CRM BPO? Una questione di principio?
Noi, invece, ne facciamo, oltre che una questione economica pur importante, una questione di tutela
occupazionale.
La tutela occupazionale, infatti, è il faro che ha guidato la UILFPC UIL nel sostenere senza indugi la
vertenza. Da quella tutela non si può prescindere!
Ed è solo nella volontà di perseguirla che la UILFPC muoverà ogni azione.
Non di certo cercando di aggirare il mandato delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso la sottoscrizione
di intese territoriali penalizzanti, soprattutto se messe a confronto con le stesse proposte avanzate
dall’azienda il 28 ottobre.
A dimostrarlo è il fatto che si è deciso di sospenderne immediatamente gli effetti. Anzi, commettendo un
ulteriore errore, si è pensato di applicare le deroghe al lavoro agile nel solo territorio calabrese, a parità
di sottoscrizione dell’accordo individuale da parte del singolo lavoratore (3+2), bloccandole
contemporaneamente in tutti gli altri siti.
Mentre al di fuori di questo “gruppo “ci si prepara allo sciopero per difendere il settore CRM dalle tante
incongruenze presenti nel nostro sistema Paese, in questa azienda si continua a “giustificare” una scelta
profondamente sbagliata, compiuta, tra l’altro, proprio dall’azienda che esprime i vertici di Asstel.
Noi, come sempre, proviamo a fare sindacato, ma il nostro compito è anche quello di contribuire, quando
possibile, a indirizzare le scelte industriali, avendo il coraggio delle nostre decisioni, come abbiamo
sempre fatto. Questa vicenda, per come è stata gestita nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di
Telecontact, rappresenta una delle pagine più nere di questo gruppo degli ultimi anni!
Siamo pronti a continuare a ricercare soluzioni, ma vogliamo essere chiari e ribadire, ancora una volta,
che non andiamo alla ricerca di scorciatoie a discapito delle persone!
La via della redenzione è ancora lunga.

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