La situazione di forte contrapposizione che si protrae ormai da mesi in TELECONTACT è la diretta conseguenza di un atteggiamento aziendale improntato alla chiusura e al rifiuto di un confronto serio, trasparente e costruttivo.
L’origine della vertenza risale al mancato accordo, in sede ministeriale, tra TCC e le Organizzazioni Sindacali sul progetto di trasferimento delle lavoratrici e dei lavoratori nel nuovo soggetto aziendale denominato DNA. Il rifiuto delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro rappresentanze di avallare un progetto ritenuto privo di adeguate garanzie occupazionali ha evidentemente innescato una reazione aziendale improntata alla contrapposizione, dando avvio a una lunga sequenza di decisioni unilaterali e di iniziative percepite come ritorsive nei confronti del personale senza alcun reale confronto con le Organizzazioni Sindacali. Tra queste, la decisione di far rientrare TCC nel perimetro delle aziende cosiddette CRM-BPO, alimentando un clima di tensione e conflittualità che avrebbe potuto essere evitato attraverso un dialogo responsabile.
La UILFPC ha sempre agito con senso di responsabilità, cercando, anche al di fuori dei tavoli formali, di costruire occasioni di confronto utili a superare le criticità generate dalle scelte unilaterali dell’azienda. Abbiamo ricercato soluzioni e manifestato disponibilità al dialogo, con l’unico obiettivo di tutelare i diritti, la dignità e il futuro occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Purtroppo, ogni tentativo è stato respinto da un’impostazione aziendale che ha preferito perseguire logiche punitive nei confronti di chi non ha condiviso il progetto DNA. Un progetto che, nei fatti, avrebbe comportato l’uscita dal Gruppo TIM di circa 1.600 lavoratrici e lavoratori, affidandoli a una prospettiva occupazionale limitata e priva di reali garanzie per il futuro.
In questi mesi, mentre l’azienda ha continuato ad assumere iniziative che hanno ulteriormente deteriorato il clima aziendale, la UILFPC ha continuato a ricercare un tavolo realmente negoziale, trovando però soltanto rinvii, pretesti e sterili polemiche, spesso utilizzati per tentare di attribuire alla nostra Organizzazione responsabilità che appartengono esclusivamente alle scelte aziendali.
Abbiamo, tuttavia, dovuto prendere atto dell’incapacità della controparte di affrontare seriamente il merito della vicenda, preferendo la contrapposizione al dialogo.
La UILFPC non ha mai ritenuto accettabile un percorso che mettesse a rischio il patrimonio professionale e umano rappresentato dalle lavoratrici e dai lavoratori e continuerà a contrastare ogni scelta che possa compromettere occupazione, diritti e prospettive di lungo periodo.
Continueremo a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori con determinazione, responsabilità e trasparenza, perché la tutela dell’occupazione, dei diritti e della dignità delle persone non è negoziabile.
Chi pensa di sostituire il confronto con l’imposizione ha sbagliato impostazione: in questi lunghi mesi le lavoratrici e i lavoratori hanno dimostrato a questo management che la loro dignità non è in vendita.
Nell’attesa della nuova governance che arriverà con l’OPAS di Poste, vista l’assoluta impossibilità di trovare un dialogo sano e non strumentale, sarà un soggetto terzo a stabilire la legittimità delle scelte adottate fino a oggi.
UILFPC “IL PUNTO” N.08/2026
📣 È online il VIII numero di UILFPC: "IL PUNTO" a cura della Segreteria Nazionale 8️⃣ –...



